CRIMINALITÀ IMMAGUNATE

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Il mondo della ricerca ha da tempo tratteggiato analisi della mafia più sfumate e complesse, esplorandone le dinamiche economiche e materiali, gli intrecci col capitalismo, i codici socio-culturali che producono forme di consenso, l’autorappresentazione identitaria dei gruppi mafiosi e delle élite con cui dialogano. Ciò non ha però inciso sul discorso istituzionale, incentrato su un approccio moralista e legalitario che preferisce dipingere santini di eroi e vittime e additare lo stigma criminale piuttosto che indagarne la natura politica.

Usare il concetto di «comunità immaginate» di Benedict Anderson per ripoliticizzare la questione mafiosa vuol dire guardare oltre il cliché e individuare immaginari e strutture concrete di un potere i cui fili sono mossi da imprenditori, professionisti e politici: la «borghesia mafiosa» che attraversa le nostre strade e, forte di un’egemonia fondata su clientelismo, e corruzione costruisce sistemi di governo che vanno ben oltre la violenza dei clan.