L'IMPERO DELLA NEOMEMORIA
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Decretando «la fine della teoria critica», a causa della «sua nord-americanite», Yépez inaugura una nuova forma di ricerca, con cui, fra inventiva surrealista, vivacità lirica e chirurgiche stoccate antioccidentali, riesce a disegnare una vivida psico-cartografia dell’impero. In queste pagine, una brillante rilettura del mito/complesso di Edipo porta alla teoria maya dello spazio-tempo; Philip Dick ed Ezra Pound incontrano il serpente piumato Quetzalcoatl e la mitologia mesoamericana segna la crisi dell’idea stessa di «terzo mondo». Così Yépez riesce in un’impresa titanica: denunciare la «volontà di coerenza» di un imperialismo morente da una prospettiva subalterna e marginalizzata, per rompere l’incantesimo colonialista e farci intravvedere, anche solo per un istante, la potenza immaginifica di un cosmo multiforme in cui «il caos è la prova ultima dell’esistenza della libertà».

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