Destini senza voce

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Quando, nel 1977, Armanda Guiducci scrisse questo libro, il femminismo italiano si stava affermando come forza culturale e politica. Eppure in quelle lotte la voce delle tante donne contadine – piegate dal lavoro nei campi, lontane dalle narrazioni urbane – spesso mancava. Guiducci decide di ascoltarla: ne raccoglie nove testimonianze da nord a sud, mettendo in discussione tanto una facile retorica marxista quanto un femminismo elitario che ignora le più oppresse (“È questa immensità silenziosa del destino femminile che mi colpisce, quel destino senza voce”). Incontra donne custodi di una cultura magica e di pratiche medicinali popolari; altre che portano con sé il peso di una migrazione dolorosa; altre ancora ostili e sfuggenti, chiuse in una solitudine radicale ma dotate di una profonda lucidità.